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Con Magrelli un viaggio nella poesia da Dante a Freud, da Kant a Pound
In un gremito Teatro Grandinetti si_è discusso di poesia con Valerio Magrelli, docente di lingua e letteratura francese all'Università di Pisa, e del valore degli scrittori che «è sempre dato dalla loro complessità», ha detto il docente.. Un appuntamento con la poesia che rientra nella programmazione del "Sabato del Villaggio" che Raffaele Gaetano, presidente dell'associazione Koinè ha reso ancora più interessante con la presenza sul palco di quattro allieve che si sono improvvisate giornaliste.
Magrelli ha cominciato la sua lezione sulla poesia da Dante: «Nessuno potrà stroncarlo, anche se ci hanno provato in tanti. Il sommo è un tale sviluppo che non ci permette neanche di avvicinarci a lui». Sulla differenza tra narrativa e poesia il docente ha detto che «la seconda non ha oggetti privilegiati perché, dovendo sintonizzarsi con le forze più profonde, non può prescindere dall'amore e dall'odio che sono i grandi canali conduttori o dall'invettiva e dalla lirica». Per Magrelli «ancora più interessante è vedere le forme che assumono queste emozioni. La poesia parlerà sempre delle stesse cose ma in forma continuamente diversa». E cita Ezra Pound che parla del pescato che viene buttato sui banchi. Lo interessano le passioni profonde nella poesia e gli aspetti che queste possono acquistare. Nelle sua opera prevalgono prima i temi della scrittura, del sonno e dello sguardo, successivamente emerge invece la presenza di oggetti tipici del nostro orizzonte quotidiano, tecnologico e degradato con un senso di allarme che si esprime in una lingua più mossa e frammentata dove si accentua questa tendenza dove si mescolano versi, traduzioni, prose, in direzione di una scrittura ibrida e contaminata, dedicata al segreto legame tra morte e televisione. Il poeta parla sotto diversi punti di vista dello jo-jo perché ne rimase colpito dal titolo di un giornale, e ha spiegato che «nelle antiche culture cinesi avevano una simbologia molto ampia che si collegava alla morte e alla rinascita». E da questi concetti arriva con la massima semplicità a Sigmund Freud per definire lo sviluppo del bambino. «Lo jo-jo», dice, «ci fa tornare dalla morte perché esistono nel mondo cose reversibili e irreversibili". Le seconde per Magrelli si presentano come aut-aut, mentre quelle reversibili ci permettono di tornare indietro. Lo jo-jo, è un oggetto marginale che è diventato oggetto di poesia. Sulla lettura delle poesie il docente dice che il suo amico, il poeta non-sense Toti Scialoja, sosteneva di non amare gli attori perché quando leggono la poesie «fanno le voci». Lui confessa di preferire le interpretazioni più pacate di Carmelo Bene e di non sopportare le intonazioni di Vittorio Gassman che straziava la poesie.
Elogia Antonio Porta, poeta che si soffermava su elementi tecnici e che odiava chi non rispettava il verso. Cita Emanuele Kant quando dice che «il giudizio estetico non può essere prescrittivo e si può solo sviluppare con la pratica». Sulla critica sostiene che «non può considerarsi un intellettuale chi non ha letto diecimila libri e ognuno di noi ha una competenza; e non bisogna mai perdere di vista questo elemento». Detesta la critica selvaggia non perché il lettore non debba dare un giudizio, ma quello di un critico su di un'opera è molto diverso. Nella letteratura, spiega, «tutti sono benvenuti, ma a partire dalla condivisione dell'esperienza, e sicuramente ci sarà sempre un critico che ama Tabucchi e uno che preferisce Sanguineti, ma nessuno potrà mai affermare che uno dei due è un improvvisato».
FONTE: LameziaWeb.biz - Lamezia Terme,Italy
http://www.lameziaweb.biz/

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