quinta-feira, novembro 01, 2007

Etica, religione e storia

UNA RACCOLTA DI SAGGI IN MEMORIA DI MORETTO
Etica, religione e storia
31/10/2007
Vi sono due maniere alternative per interpretare il rapporto fra etica e storia: o quella hegeliana, che diluisce compiutamente l’etica nella storia fino ad annullare ogni possibilità di redenzione per i destini individuali, o quella di chi ritiene che fra etica e storia vi sia la necessità di una terza opzione, la religione, l’a priori religioso senza il quale la correlazione tra etica e storia non avrebbe più significatività. Giovanni Moretto, grande studioso di Schleiermacher, Heidegger, Troeltsch, Gadamer recentemente scomparso all’età di 67 anni, si inserisce autorevolmente nella seconda scuola di pensiero.
Allievo di due grandi mentori filosofici, Alberto Caracciolo e Pietro Piovani, come ricorda Domenico Venturelli nella “Premessa” alla preziosa ed imponente silloge, dedicatagli da amici ed allievi, che recita nel titolo per l’appunto, “Etica, religione e storia. Studi in memoria di Giovanni Moretto” (Il Melangolo, Genova, 2007, pp. 243), Giovanni Moretto, dopo l’iniziale dissertazione dedicata a “L’esperienza religiosa del linguaggio in Martin Heidegger”, in cui viene valorizzato il grande tema dell’ascolto, già nell’affascinante libro del 1979, “Etica e storia in Schleiermacher”, solleva la questione della fondazione della normatività sotto le condizioni della coscienza storica moderna. Tutti gli interventi della silloge, dal grande teologo Hans Küng, “La fine di tutte le cose” al filosofo morale Domenico Venturelli, “Ambiguità del nichilismo” si muovono entro quest’area di ricerca che viene preceduta da una poesia di Andrea Zanzotto, “Sentiero di Solighetto”, un’ulteriore indicazione degli interessi di Giovanni Moretto che si era occupato del Romanticismo tedesco e del rapporto filosofia-poesia. Come non ricordare a tal proposito l’Operetta morale di Giacomo Leopardi, “L’elogio degli uccelli”, che è stata correttamente definita come un vero e proprio trattato di angelologia? Il neoplatonico Amelio tesse l’elogio degli uccelli e, specularmene, della poesia che rappresenta una sfida alla morte, una sfida che comincia a partire dalla vita stessa, da una vita impegnata nella costruzione di opere (poesia, filosofia, musica) che hanno la capacità-possibilità di elevarsi al di sopra della quotidianità. Come argomenta con finezza il grande studioso francese Xavier Tilliette, “Giovanni Moretto sulle tracce di Schleiermacher”, Schleiermacher aveva condotto Moretto direttamente alla riscoperta di Platone, il grande mentore, assieme a Francis Hemsterhuis, della filosofia romantica tedesca. Sono tutte intersezioni-proiezioni della vastissima ricerca di Moretto, inscritte comunque sempre nell’alveo della tensione configgente fra etica e storia, cui si può sfuggire solo ricorrendo all’a priori religioso. Del resto la riflessione moderna sulla storia, come suggerisce con estrema finezza uno dei più spregiudicati pensatori tedeschi contemporanei, Odo Marquard, non è stata forse contrassegnata dalla reversibilità fra teodicea ed antropologia? Che cosa è stata la filosofia della storia dell’idealismo classico tedesco se non la riproposizione di quella reversibilità? Alla teodicea di Leibniz, cui corrisponde la giustificazione del male nel mondo a partire da Dio, fino alla filosofia della storia fichtiana e hegeliana in cui al centro della storia viene collocato l’uomo - una centralità antropologica radicale - non vi è forse una sottile continuità tematica ed ideologica al contempo? L’unico modo di sfuggire a tale in componibile aporia è proprio quello, scelto da Moretto di perseguire il percorso della religione in sintonia con il nuovo ruolo assunto dalla religione nel mondo. Moretto è stato sacerdote e filosofo, ma questa duplice vocazione non si è mai risolta in una tensione. Il suo percorso umano-esistenziale e filosofico, ispirato dall’esempio dei suoi geni tutelari, Alberto Caracciolo (1918-1990) e Pietro Piovani (1922-1980) e dall’esempio di eroismo di Telesio Olivelli (1916-1945), martire della Resistenza, non poteva non unire in lui, come ricorda Domenico Venturelli, “Jobismo e cristologia, interrogazione filosofica e speranza religiosa”. Nel suo ultimo libro, “Filosofia e martirio”, che reca evidenti segni della malattia, il nome di Caracciolo viene più che mai unito a quello del ribelle per amore e martire Telesio Olivelli. La silloge ripercorre tutti questi momenti, da Agostino a Kant, da Ernst Troeltsch ad Emanuelle Levinas, da Schleiermacher a Scheler, coinvolgendo grandi romanzieri come Kafka e grandi poeti come Paul Celan, per concludersi nella raffinata problematizzazione del nichilismo di Domenico Venturelli: “Kierkegaard, Dostoevskij, Nietzsche: i grandi interpreti del nichilismo europeo hanno tutti in modo diverso compreso che il nichilismo tocca la zona più profonda, la struttura religiosa dell’esistenza. Il problema del nichilismo, all’ombra del quale l’uomo contemporaneo, partecipe del processo della secolarizzazione ed esperto di proposte demitizzanti, esiste come sempre sospeso tra rovina e salvezza, va dunque affrontato, oltre che nella sua ineludibile dimensione storica, sul piano dell’analisi esistenziale. Del resto, i due piani storico ed esistenziale, non si contrappongono, ma piuttosto si integrano” (p. 577). Giovanni Moretto ha fatto di questa integrazione il nucleo vitale della sua ricerca filosofica.
Elio Matassi
FONTE: Avanti! - Italy

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